Archive for the ‘Brevi racconti’ Category

Il Capitano

 

“Il Capitano”

(Dedica a Papà)

 

 

Partiva la nave col suo capitano.

Partiva la nave seguita dal nemico.

Viaggiava nel mare, coperto dal sola;

viaggiava nel mare, coperto di stelle.

In pace viaggiava il capitano;

in pace, seguito dal nemico.

La nave voleva il nemico

e la nave continuava a viaggiare.

 

Fermati nave, devi essere mia.

Morirai capitano e nella tua terra

tornerò io.

 

Sperava il traditore che la nave si fermasse.

Lui, il traditore, che un tempo

insieme al capitano viaggiava.

 

Sparate miei prodi,

sparate contro la nave.

Sparate e sarà nostra.

 

Spara vile, spara.

assapora la vittoria.

Assapora la paura

di essere il perdente.

 

Ci hanno colpito, capitano,

ma la nave continua a viaggiare.

continuate cosi miei prodi,

continuate cosi.

 

Continuava a sparare il traditore

e, con la bava alla bocca,

sperava sempre di essere lui

il vincitore.

 

Ci stiamo fermando, capitano,

ma la terra è vicina.

Avanti cosi miei prodi,

continuate cosi.

 

Non disperare capitano.

Robusta è la tua nave.

Forte e coraggioso il tuo equipaggio.

 

Siamo fermi,capitano,

ma la nostra terra abbiamo raggiunto.

Siete stati bravi miei prodi.

siete stati bravi

e io gioisco con voi.

 

Bravo capitano,

nella tua terra sei tornato

ed il nemico è circondato.

Vattene traditore.

torna nudo alla tua terra;

torna dove sarai deriso

per la tua sconfitta.

 

Ora riposa il capitano,

mentre l’equipaggio ripara la nave.

Un altro viaggio li aspetta

e, forse, un altro nemico li seguirà,

ma il capitano ha insegnato bene al suo equipaggio…

 

…e la nave continua a viaggiare.

nave

Le Ali dell’Angelo.

Le Ali dell’Angelo.

(Quando piange un Bimbo)

 

 

Il Piccolo Bamby,

era un bambino triste,

seduto accanto alla mamma,

che assisteva il suo uomo morente.

La mamma teneva una mano sulla spalla,

del suo bambino,

per passagli un pò di quella forza nascosta,

che anche lei non credeva più di avere.

Bamby, impaurito, piangente,

si alzò dalla sedia della sala,

per recarsi a nascondersi nella sua cameretta.

 

Bamby……..la voce alla finestra lo chiamò.

Bamby!

 

Si, chi sei?

 

Sono un Angelo.

Sono qui per te, perchè tu sei un grande piccolo uomo

e la tua mamma ha bisogno di te.

 

Il mio Papà sta male. Io muoio con lui

e la mamma è sempre triste.

 

Bamby!

Il tuo papà sta cercando di farti capire

che starà meglio.

 

Io sento una grande tristezza.

Voglio il mio Papà.

 

Bamby, Piccolo, ascolta.

Senti la tristezza quando stai accanto al tuo Papà?

Senti un grande dolore nel stagli accanto ora?

Una malinconia forte.

 

Si.

 

Bamby, dov’è il Papà del tuo Papà? Il tuo nonno?

 

E’ morto.

 

Il Papà del tuo Papà è già Angelo del cielo

da tanti anni

e le sue ali hanno aiutato il tuo Papà

a crescere te e la tua mamma.

Piccolo Bamby, ascolta:

la tristezza che tu senti vicino al tuo Papà,

la malinconia che senti;

i brividi; il tremolio del tuo corpo;

tutto questo sono le sue grandi invisibili ali di Angelo

che ti stanno avvolgendo,

per farti sentire tutto l’amore che ti vuole,

la sua energia

per farti diventare un grande uomo.

Le sue giganti, invisibili, ali d’Angelo

ti abbracciano e ti parlano.

 

Io non credo agli Angeli.

 

Bamby…….piccolo mio: ci stai già parlando:

Io sono il tuo Papà.

 

Bamby torno nella saletta,

e guardando il suo Papà,

appoggiò le sue mani, dolcemente,

sulle spalle della madre.

Una lacrima triste suona.

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“Anche questo è Amore”

“Anche questo è Amore”

 

Un uomo, camminando, arrivò ad un ponte bellissimo, ma irto di spine.
Al di la del ponte vide il suo amore, che iniziò a chiamarlo:
“Vieni qui, dai, che passeggiamo assieme”.
“Ma cosa dici?” rispose l’uomo “Come faccio ad arrivare li? Non vedi che a terra è pieno di spine?”
La donna s’intristi e insistette:”Vieni, fallo per me, ti prego. Fammi vedere che mi ami. cammina piano, che non ti fai male e che ce la fai”.
L’uomo guardò bene il ponte esclamando:”Ma tu sei scema. Guarda che mi faccio male!”, ma allo stesso tempo si appoggiò con le mani alle pareti del ponte.
La donna lo guardò e gli disse:”Dai amore che ce la fai, fallo per me”.
L’uomo avanzo di pochi metri e delle lunghe spine gli sorressero le caviglie, prima di affondare in lui. L’urlo fu forte, seguito da imprecazioni verso la donna:”Appena arrivo di li ti prendo a calci. Ti do tanti di quei calci nel culo, che ti mando su Marte”.
Imprecazioni, che sapevano ancora d’amore.
Altre spine arrivarono ad accarezzare e frustare i piedi dell’uomo, che, grondando sudore freddo, arrivò all’altra estremità del ponte.
L’uomo si accasciò a terra, senza forze, rubate dal dolore, senza nulla dire.
La donna lo accarezzò piano, prima di allontanarsi, dicendogli una dura, dolce, frase:”Grazie, lo so che mi ami!”

“Il Leone bianco”

“Il leone bianco”

 

 

Un bellissimo leone insegui una leonessa, per circondarla di coccole e di affetto.
La leonessa si sdraiava al sole, scaldata dal sole stesso e dal calore del cuore del suo compagno. Dolce era il leone con lei. Nelle loro passeggiate, il leone la portava spesso in riva al fiume, dove c’era un fiore bianco,bianco come il latte:…era il regalo per lei. Girare attorno a quel fiore era la sua danza d’amore.
La giovane leonessa, però, era nata malata e sentiva già vicina la sua morte, ma nulla fece capire al suo amato, perchè l’amore a volte è anche questo.
Un giorno si allontanò dal leone e si diresse lontano, ma lui, con gli occhi forti e lucidi di amore, la segui, proteggendo il suo cammino. La leonessa tornò indietro, per poi cercare di allontanarsi di nascosto, ma il leone sentiva il suo profumo e la raggiungeva sempre.
La leonessa sentiva vicino il giorno della fine e, sempre più, la necessità di evitare al suo amore di vederla morire.

Una mattina  la leonessa si fermò vicino ad una maestosa quercia e si voltò a guardare il leone, che vistosi richiamato, si avvicinò dolcemente e con amore.
I rami della quercia si mosserò ed incominciarono ad avvolgere il grosso leone e diventando catene sulle sue zampe.
La leonessa guardò per l’ultima volta il suo compagno e se ne andò; il tempo necessario,perchè il leone non sentisse più il suo profumo.
Altre leonesse passarono accanto al leone, per fagli compagnia, ma lui, con occhi tristi e un forte ruggito, le teneva lontane.
Per giorni il ruggito del leone si senti nell’infinità del cielo ed il suo pelo incominciò a diventare bianco dal dolore.
Un giorno i rami della quercia tornarono al loro posto, lasciando libero il leone: un maestoso leone bianco. I suoi occhi lucenti, ma il suo sguardo triste.
Si volse per l’ultima volta verso l’orizzonte, per salutare la sua leonessa lontana, poi si volse verso il gruppo di leonesse, per attraversarlo piano.
Nacque cosi il leone bianco……bianco come un fiore, bianco come il latte.

leone bianco